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TURCHIA
Cappadocia e trekking del
Tauro
12/21 giugno 2009
Ecco il racconto preparato da
Alessandra e le foto del
trekking in Turchia !!!
E durante il viaggio ad un certo punto Giorgio
chiede chi aveva voglia di scrivere un diario della avventura che avevamo
appena intrapreso. Mi sono offerta subito, certa che sarebbe stato
divertente registrare il succedersi dei giorni sul mio taccuino. E ora che
sono a casa e che rileggo quelle pagine, mi rendo conto che tanto è quello
che è già stato scritto da chi, prima di noi, ha percorso lo stesso tragitto
gli anni scorsi. I posti sono i medesimi dopo tutto. Quello che cambia però
siamo noi, i viaggiatori dunque, ed è per questo che decido ora, davanti al
mio computer, di non parlarvi di paesi nel dettaglio dei loro nomi, non del
percorso preciso che abbiamo fatto con tanto di punti geografici che
chiunque aprendo un atlante potrebbe riconoscere. Scelgo piuttosto di
raccontarvi di cosa IO ho visto e di come IO ho vissuto questo splendido
viaggio, così da offrire a voi che leggete qualcosa di diverso da ciò che
altri hanno già scritto per me…..
E comincio parlandovi allora della musica, sì perché la Cappadocia, Istanbul
e paradossalmente anche i monti del Tauro sono musica. Musica del Muezin che
ti sveglia alle quattro del mattino per chiamare alla preghiera, musica per
le strade, musica nella voce della guida che durante il trekking accenna
note di antiche canzoni popolari, di cui noi non comprendiamo il senso, ma
di cui apprezziamo comunque il suono avvolgente. Musica davanti al fuoco la
sera sotto un cielo infuocato di stelle…
E poi continuo parlandovi dei colori della Turchia, dei fiori rossi, gialli
e blu che abbiamo trovato lungo i sentieri della Cappadocia, fiori che
crescono tra le rocce del Tauro come a indicare che la vita può sempre e
ovunque; i colori dei balloon sui quali siamo saliti per goderci i “camini
delle fate” da una prospettiva non umana ma di farfalla. Penso alla farfalla
perché inaspettatamente le mongolfiere ti conducono in un volo dolce,
leggero… esperienza incredibile che non può non essere colta…. E poi i
colori del gran Bazar di Istanbul, con le sue ceramiche e le sue stoffe, con
le sue spezie e i suoi ori…
I sapori della Turchia ancora.. l’odore di agnello che esce dalla tenda del
cuoco del campo, l’insalata di pomodori e cocomero che non una volta è
mancata né a pranzo né a cena, il tipico dolce al miele e pistacchio..
E poi il freddo delle notti al campo, l’acqua ghiacciata per lavarsi, il the
caldo e ristoratore che ci aspettava la sera… Abbiamo vissuto la natura e
l’ambiente sulla pelle, abbiamo preso il caldo quando faceva caldo, il vento
quando c’era vento, siamo sprofondati nel fango se c’era fango, ci siamo
scottati quando c’era il sole e bagnati i piedi nella umidità del mattino..
abbiamo sentito la natura addosso, nella sua dolcezza e a tratti nella sua
durezza.
E poi vi parlo della gente, dei portatori e dei loro muli, del cuoco che con
orgoglio porta in tavola la zuppa calda di pomodoro che a tremila metri dopo
una giornata di lungo cammino, sembra una benedizione scesa dal cielo. E non
posso non parlare di Oguzhan, la nostra guida turca, che con un eterno
sorriso che ci ha accompagnati dalle albe ai tramonti, della sua
disponibilità ora a portare il mio zaino mentre mi allacciavo gli scarponi,
ora ad aiutare Margherita ad attraversare il fiume, ora a insegnare a
Marinella le sue canzoni da bambino. E poi la gente di Istanbul, così
diversa eppur così vicina, fatta di donne interamente nascoste dal velo
sedute accanto a donne in tailleur dal taglio europeo e telefonino di ultima
generazione. E poi i compagni di viaggio che nel mio caso sono stati
eccezionali, delle nostre chiacchierate, delle risate, dei racconti di
dettagli di vite che, tanto diverse, hanno trovato lì un punto in comune e
una condivisione assolutamente riuscita. E vi parlo di Giorgio, della sua
esperienza che non si fa mai presunzione, dei suoi consigli che non sono mai
ordini, del suo amore per quello che lo circonda che sa trasmettere a chi lo
sa osservare.
Questo è stato il mio viaggio, questa parte dei pensieri e delle riflessioni
che mi hanno accompagnata, con la speranza che possano incuriosire chi li
leggerà tanto da decidere di vivere sulla propria di pelle e con i propri di
occhi quel piccolo angolo di mondo…
Alessandra
Un
grazie a tutti i partecipanti
dallo staff di Montagna e
Natura srl
E poi il racconto di Giovanni
e Margherita!!!
Avevamo, io e mia moglie, agognato il viaggio
in Cappadocia da quasi un anno, immaginando i luoghi che avremmo visitato e
fantasticando come dei giovani alle prime esperienze e per di più all’estero
su alte e sperdute montagne. Ci motivava anche la curiosità di vedere e
compenetrare la realtà di genti e popoli tanto diversi da noi e non solo
per ragioni religiose.
Non vedevamo quindi l’ora di incontrarci con gli amici e compagni di
avventura e l’incontro all’aeroporto Milano Malpensa è stato effettivamente
festoso nonostante la notte di dormiveglia e il ritardo del volo che ci
avrebbe portati prima a Istanbul e poi ad Ankara.
Ad Ankara ogni preoccupazione è svanita d’incanto dopo le formalità di
polizia e l’incontro con la guida turca Oguzhan Abaci. Saliti sul pullmino
che ci avrebbe accompagnato per dieci giorni attraverso l’Anatolia, la
Cappadocia e le montagne del Toro, siamo entrati di sera nella grande
capitale turca per prendere alloggio in un hotel del centro, poi cena libera
in un posticino caratteristico. Un giretto di poche ore ci ha subito immersi
nel caotico via vai di venditori ambulanti, bancarelle e negozietti di
dolciumi e spezie, frutta secca, ciliege: c’era chi vendeva perfino “cozze”
ripiene pronte al consumo. La stessa situazione l’avremmo poi trovata ad
Istanbul, soprattutto nella zona del Gran Bazar.
La monotonia della pianura dell’Anatolia del giorno dopo, ci ha accompagnati
fino a Selime, al confine con la Cappadocia, con il diversivo della sosta
sulle rive del grande lago salato Tuz Golu.
Bella l’accoglienza ed il pranzo a Selime, sull’argine del fiume che
percorre la valle di Ihlara. Nel pomeriggio visita ai siti rupestri (chiese
di epoca Bizantina, abitazioni e quindi prima camminata lungo la bellissima
valle per 10 chilometri, fino al villaggio di Belisirma.
Ripreso il pulmino siamo arrivati in tarda serata a Göreme giusto in tempo
per la sistemazione e la cena in un hotel-camping alle porte di Göreme,
Fantastica la giornata trascorsa a perlustrare le valli costellate di
grotte e pinnacoli di tufo vulcanico, tra Göreme e Uçhisar: la valle Bianca,
la valle dei Piccioni, e le costruzioni scavate nella roccia e ancora
abitate, compreso il castello di Uçhisar che domina dall’alto dell’altopiano
la Cappadocia, fino alla pianura.
Ormai tra i dodici componenti del gruppo si è instaurato un grande
rapporto di affabilità e amicizia, complice anche l’ottimo ed insolito, per
noi italiani, pranzo di Uçhisar. Noi coppie: Giovanni e Margherita, Luisa e
Maurizio, Carla e Maurizio, Elisabetta ed Ernesto, abbiamo subito messo a
proprio agio le ragazze Alessandra e Marinella. L’effervescenza di Oguzhan
dalla parlata inglese fluente e inarrestabile e l’arguto Giorgio,
organizzatore e nostra valida guida italiana, hanno contribuito per la loro
parte.
Il primo giorno di trekking vero e proprio ci ha portato a visitare nella
mattinata la meravigliosa città sotterranea di Kaimakli, giungendo alle
pendici dei Tauro nel villaggio di Demirkazik, ospiti del responsabile dei
campi tenda di alta quota e gestore dell’unico rifugio esistente in zona.
Ottimo e allegro pranzo alla turca: seduti per terra su tappeto, con le
gambe faticosamente incrociate sotto il tavolo; per l’occasione hanno fatto
la comparsa anche delle birre, di cui noi europei in mancanza del vino non
possiamo far a meno.
Nel pomeriggio, zaino in spalla per raggiungere attraverso il Canyon di
Maden il primo campo posto a 2000 metri di altitudine (prime difficoltà
alpinistiche affrontate per superare il torrente impetuoso) e prima
esperienza con le tende da montare (ottima attività ginnica prima di cena
sotto il tendone mensa).
Il giorno successivo si continua la risalita del Canyon in un ambiente
sempre più aperto e interessante. A causa di accumuli di neve lungo la
mulattiera di collegamento il secondo campo base è stato situato ad una
quota inferiore di 300 metri rispetto al campo predestinato del lago Karagol.
Prima di un temporale pomeridiano abbiamo raggiunto una cima di 3080 mt. tra
le nebbie.
Poi conversazioni amichevoli con gli addetti al campo e gli amici di ventura
sotto il tendone mensa, fin oltre l’orario della mensa. D’altronde l’umidità
atmosferica e la pioggia non invogliavano a infilarci nelle tende.
Il mattino seguente, per fortuna, con temperatura fresca e qualche indumento
bagnato, ma con il sentore di una splendida giornata, risaliamo il lago
Karagol e da lì gli alti pascoli con un continuo saliscendi e
attraversamenti di laghetti e nevai, fino a raggiungere la quota 3517 metri,
magnifico belvedere sopra l’altopiano Yedigoler (sette laghi). Molto bella
la discesa ai laghi punteggiati da bellissimi fiori quali Fritillarie e
Muscari, e l’attraversamento dell’altopiano fino alla base della vetta
Direktas, dove sulle rive di un laghetto era stato approntato
l’attendamento. A proposito, niente docce e acqua per lavarsi, in compenso
l’acqua gelida di nevaio era un ottimo rinfrescante e tonificante. Per la
toilette anfratti e massi sparsi qua e là. In compenso la prima colazione
(marmellate, formaggi, Yogurt, pane, tè e caffè) e le cene (per il pranzo
giornaliero al sacco, eravamo tutti coinvolti per il trasporto dei viveri e
delle bevande) erano ottimamente approntate ( solo una volta abbiamo fatto a
meno delle dissetanti birre perché gli alcolici erano sempre difficili da
reperire e da farsi servire in tante zone della Turchia).
Un elogio ai cuochi e ai loro aiutanti e ai mulattieri.
La salita alla Cima Embler (3723 m.) con un dislivello di circa 700 m. non
doveva rappresentare una fatica improba invece la mancanza di un sentiero
degno di questo nome, e la immensa pietraia affrontata dal versante più
diretto, anche per evitare i nevai, ci ha messo a dura prova e non solo noi:
dall’alto abbiamo potuto osservare la fatica dei muli che, una volta
smontato l’accampamento, risalivano il passo lungo un interminabile nevaio
dove sprofondavano fino alla pancia.
Dopo aver ammirato lo straordinario panorama dalla cima, la seconda o terza
per importanza dell’intera catena del Tauro, anche se per solo qualche
decina di metri (qui le altimetrie non sono mai esatte ed ogni anno
subiscono rettifiche), siamo scesi lungo il versante sud fino al passo e da
lì giù per ghiaioni (1700 metri di dislivello), fino al Campo di
Sokullupinar posto su un bellissimo pianoro raggiunto da una carrareccia.
Lungo la discesa abbiamo incrociato un gruppo di francesi e giù al campo
altri francesi in competizione con noi nell’intonazione dei canti dei
rispettivi paesi. La sera, dopo cena, nessuna voglia di andare in tenda ma
sotto il tendone mensa tra un canto e l’altro del folclore turco intonato
dalla nostra guida Oguzhan e da un goliardico magnate della gomma di Adana,
abbiamo sorseggiato la buona grappa della Valdossola di Giorgio e quella
della zona di Adana sul mediterraneo: poca ne è rimasta nelle borracce.
Infine la splendida notte di stelle con i pastori erranti che prima di
risalire sotto le montagne a rintanarsi in una grotta illuminata da un falò,
hanno per un po’ gradito la nostra compagnia.
Il mattino dopo, circondati dai Citelli che qua e là facevano capolino
dalle loro tane, risaliamo di alcune centinaia di metri di dislivello per
poi scendere nello spettacolare Canyon Cimbar, dalle alte pareti a
strapiombo, quindi discesa fino alle porte del Villaggio Demirkazik. Pranzo
nel già menzionato grazioso rifugio poi lungo tragitto in pullman fino a
Kayseri con cena in un caratteristico ristorante alle pendici dello
spettacolare Vulcano Ercyes. Delusione per quanto riguarda le bevande: nè
vino nè birra! Siamo a Kayseri, zona di spiccata osservanza musulmana.
Notte in un hotel del centro e alle cinque del mattino seguente,
trasferimento in aeroporto e volo a Istanbul. Sistemazione nel simpatico
hotel Kafkas del Corno d’Oro e giornata di visita guidata alla Piazza
dell’Ippodromo (fontana del Kaiser Guglielmo, l’Obelisco di Teodosio,
Colonna Serpentina), la Moschea Blu, l’ Aya Sofya, il Topkapi, il Gran Bazar
e per i più volonterosi il porto con il ponte di Galata, fronte al Bosforo.
La mattina seguente, prima della partenza per l’Italia, un’ultima
sbirciatina ai segreti del Corno d’Oro e alla Cisterna Basilica, alle
caratteristiche case in legno e visita all’elegante quartiere Beyoglu, posto
in alto su una collina e raggiunto in funicolare.
Grazie a tutta la compagnia e particolarmente a Giorgio Giudici e alla sua
organizzazione.
Buon Natale 2009.
Giovanni e Margherita
P.S.: per le foto vedere sito: giovannicavalli.beepworld.it/ in una delle
pagine fotoalbum |