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di Giorgio Giudici - Articolo apparso sulla rivista svizzera "VIVERE LA MONTAGNA" nel mese di marzo 2003 Da anni pensavo di andare in Messico per salire i suoi vulcani più alti, montagne molto belle ed interessanti, ma poco conosciute e di conseguenza poco frequentate da noi europei, che per la maggiore andiamo in quella terra lontana solo a goderci le stupende spiagge caraibiche quasi sempre chiusi in un bel villaggio turistico. Gli americani, i cosiddetti “gringos”, e i messicani al contrario le conoscono bene e ne apprezzano il fascino legato alla natura e alla storia. Finalmente quest’anno, con Claudio, Aldo e Marco, le altre tre guide alpine con cui organizzo trekking e spedizioni alpinistiche in tutto il mondo, ci siamo decisi a metterle in programma e nel mese di novembre siamo partiti con un gruppo numeroso di entusiasti partecipanti. Punto di partenza della nostra avventura è naturalmente Città del Messico, immensa, frenetica ed inquinata megalopoli con all’incirca venticinquemilioni di abitanti in costante aumento. Posta sul sito della antica capitale azteca Tenochtitlan, nell’ampia valle pianeggiante di Anàhuac chiamata anche “alta valle del Messico”, è circondata da rilevi montuosi e da coni vulcanici che raggiungono la massima altezza a sud-est con le vette innevate dell’ Iztaccihuatl e del Popocatepetl. Nei rari giorni in cui lo smog e la densa foschia prodotti dalla capitale si assottigliano i due vulcani svettano nel cielo azzurro sembrando appartenere ad un mondo ancora puro e non inquinato dall’uomo. Il Messico è occupato in gran parte da una serie di valli e altipiani orlati da catene montuose. Ai due lati del paese e a partire dal confine settentrionale con gli Stati Uniti si snodano le due lunghe cordigliere della Sierra Madre Occidentale e della Sierra Madre Orientale che al loro limite inferiore si intersecano con la Sierra Volcanica Transversal, catena di vette vulcaniche estesa dal Golfo del Messico a est fino alla costa del Pacifico a ovest. E’ qui che troviamo la Sierra Nevada dove i monti raggiungono l’altitudine massima con i vulcani Iztaccihuatl (5286m), Popocatepetl (5452m). e Citlaltépetl (5747) conosciuto come Pico de Orizaba, la più alta vetta del Messico. Il periodo migliore per salire queste tre belle montagne è quello secco che va da novembre a marzo. Volendo si possono salire tutto l’anno ma l’estate è sconsigliata per le frequenti piogge, tormente e temporali; queste condizioni possono capitare anche nella stagione secca ma la loro frequenza è molto più bassa. L’Iztaccihuatl e il Popocatepetl Il Popocatepetl, La Montagna fumante in lingua nahuatl, è ancora attivo e quasi quotidianamente la sua fumarola si alza nel cielo.Il maestoso cratere sommitale misura 820x400 metri. Purtroppo dopo l’eruzione del 1994 le autorità messicane hanno deciso di chiudere l’accesso al Popo negando così la possibilità di salirlo. In occasione dell’eruzione del giugno 1997 le ceneri sono arrivate anche a Città del Messico. Al momento non si può accedere all’area per un raggio di 12 km dal cratere (novembre 2002) e la zona è costantemente presidiata dai militari. Chissà che in futuro venga riaperto permettendoci di risalire i suoi ripidi fianchi ghiacciati e di ammirare il suo immenso calderone ribollente. L’Iztacihuatl, la Dama Bianca, gli sta proprio di fronte a pochi chilometri di distanza; il Passo di Cortes (3600m) li divide ma un’antica leggenda li unisce per sempre. Si racconta che il guerriero Popo si innamorò della bella principessa azteca Izta e che per conquistarla, sfido il capo di una tribù nemica. Il giovane guerriero compì la sua missione ma ci volle molto tempo; Izta lo credeva morto, così si lasciò morire dal dolore. Al ritorno Popo disperato per la perdita dell’amata la prese fra le braccia e ne pose il corpo sulla cima di una montagna, rimanendo in piedi al suo fianco, con una torcia accesa, come eterna sentinella. In effetti se ammiriamo l’Izta dal versante di Città del Messico, il suo profilo ci ricorda la silhouette di una donna addormentata e ci lascia distinguere le tre vette principali: La Cabeza (testa), El Pecho (petto) e Las Rodillas (ginocchia) della bella principessa. Il Popo e l’Izta fanno parte dell’omonimo parco nazionale, un’area montana molto suggestiva, coperta da foreste di pini (Pinus montezumae). Nella fascia inferiore, fra i 2500m e 3000m la foresta si presenta densa, con un sottobosco rigoglioso ricco di specie arbustive ed interessanti fioriture, interrotta solo da profondi canyon e torrentelli dalle sponde muschiose. La fascia compresa fra i 3000m e i 3800m è meno fitta e ha un sottobosco composto prevalentemente da erbe cespugliose e lupini. Dal suo limite superiore incominciano le praterie d’alta quota che man mano si sale lasciano il posto ai detriti vulcanici, alle rocce, ai ghiacci e alle nevi perenni. Per quanto riguarda la fauna è difficile incontrare animali durante il giorno,ma nelle ore notturne, nei pressi del campo base dell’Izta è possibile sentire l’ululato dei coyote che si aggirano in zona. e nelle foreste dovrebbero ancora vivere coguari e giaguari. All’interno del parco e in special modo sul versante ovest dei due vulcani, gli escursionisti possono trovare interessanti e piacevoli percorsi che permettono di visitare la foresta, i canyon e i bivacchi posti ai piedi delle due cime. La segnaletica è un po’ carente per cui è meglio studiare bene una mappa prima di intraprendere le escursioni, specie nella foresta dove molti canyon hanno alte pareti non visibili da lontano. Nella parte alta si potrebbero avere problemi di orientamento solo in caso di nebbia che nel pomeriggio frequentemente copre i pendii. La salita all’Izta Base di partenza per le salite all’Izta e al Popo è la caratteristica cittadina di Amecameca posta ad una sessantina di chilometri a sud est di Città del Messico. Da qui seguendo la strada asfaltata, dopo circa venticinque chilometri attraverso vaste coltivazioni di mais e foreste di pini, si raggiunge il Paso de Cortes. Un monumento ci ricorda che il 3 novembre del 1519 Hernan Cortes, alla testa degli spagnoli, lo attraversò durante la marcia dalla costa del golfo a Tenochtitlan (Città del Messico). Altri 7 km di strada sterrata e polverosa, conducono a La Joya dove ci si può accampare in tenda. Due semplici tettoie di lamiera, con tavolo e panche permettono di approntare una cucina. Non vi è acqua. Diverse sono le vie di salita all’Izta ma la più frequentata è senza dubbio quella che da La Joya sale attraverso i piedi (Los Pies), le ginocchia (Las rodillas) e la pancia (la Barriga) della Dama Bianca fino a raggiungere la cima più alta che è il petto (El Pecho): viene chiamata la via dell “Arista del Sol” (cresta del sole) anche se questo nome dovrebbe essere riferito solo alla parte terminale della cresta che conduce alla vetta principale. Molti la chiamano anche “via delle ginocchia.”. Non presenta particolari difficoltà tecniche ma è lunghissima, con continui saliscendi e attraversamenti sia sul versante occidentale che su quello orientale. Fin sotto alle “ginocchia” è un buon sentiero, poi roccette, nevai e ghiacciaio. Le rocce in caso di innevamento abbondante possono presentare qualche difficoltà e comunque vista la presenza di ghiacciaio e nevaio è sempre meglio avere con sé piccozza e ramponi. Da La Joya alla cima ci vogliono dalle 8 alle 10 ore. La presenza di un bivacco in lamiera a quota 4700m circa, alla base delle “ginocchia”, permette di spezzare la salita in due giorni. Nel bivacco possono starci una ventina di persone su tavolato, tuttavia è un po’ sporco ed anche qui non vi è acqua. Personalmente ritengo migliore la soluzione di dormire a La Joya, dove fa anche meno freddo e salire in giornata, magari dopo aver fatto qualche escursione di acclimatazione durante i giorni precedenti. Se si ha la fortuna di arrivare in cima in una giornata serena il panorama che ci attende è veramente stupendo. La valle di Città del Messico è ai nostri piedi: da essa spuntano una serie infinita di piccoli coni vulcanici che ne movimentano la pianeggiante superficie. Con i suoi ghiacciai settentrionali il Popo si erge immenso di fronte a noi. Durante la salita all'Izta, nell'alba infuocata e verso il golfo del Messico, si scorge la gigantesca mole del Pico de Orizaba; il Citlaltepetl, la Montagna della Stella. Essa si trova esattamente 150 km ad est di Izta e Popo, a metà strada fra Puebla, bella e vivace città che ha mantenuto il suo stile coloniale, e Veracruz antico porto sul golfo. Da Puebla ci si trasferisce a Tlachichuca, piccola cittadina ai piedi del Pico. Qui si noleggiano i fuoristrada che ci porteranno al rifugio di Piedra Grande. Il percorso è lungo e disagevole per il fondo sconnesso, ma il vecchio Dodge del 1960 con il quale saliamo, non perde un colpo; ha solo bisogno di qualche rabbocco d’acqua. Il panorama è suggestivo. Si passa dalle estese e immancabili coltivazioni di mais, alle bellissime foreste di pini, sempre con il versante nord del Pico che ci sovrasta con i suoi ghiacci eterni . Giunti a Piedra Grande il panorama si fa ancor più ricco: sotto di noi sul versante orientale le foreste di pino scendendo lasciano il posto alla foresta tropicale che degradando fra dolci vallate e sinuose colline arriva fino alle spiagge del Golfo che si distingue in lontananza. Di fronte a breve distanza il Cofre de Perote (4282m) e La Malinche (4461), due vulcani la cui cima spunta dalle verdi foreste che ne ricoprono i fianchi e che possono costituire una buona alternativa per acclimatarsi prima di intraprendere la salita dell’Orizaba. Il rifugio di Piedra Grande (4200m) è una costruzione in muratura, dove su tavolato, possono trovare posto una cinquantina di persone. Non è custodito e non vi è acqua; nei pressi vi è anche un piccolo bivacco in lamiera che può diventare utile in caso di sovraffollamento del rifugio principale. Questo puo succedere nei fine settimana e nel periodo delle festività natalizie. A noi è andata bene, tutto il rifugio era a nostra disposizione! Una buona e calda cena preparata dalle simpatiche guide messicane, poi si dorme fino a mezzanotte. All'una tutti pronti per la salita. E' molto freddo e la luna piena ci accompagna sugli interminabili sfasciumi e sulle facili roccette, rese scivolose dalla neve fresca dei giorni precedenti, che conducono al ghiacciaio di Jamapa. All'alba eccoci finalmente sul ghiacciaio a 4900 metri: è stupendo per i colori del cielo, della neve e delle rocce del Sarcofago, enorme spuntone roccioso di 5080 metri che si erge sul lato nord-ovest del Pico. Soffia un vento gelido. A questo punto si calzano i ramponi e ci si lega in cordata. Decidiamo di salire il ripido pendio ghiacciato della parte superiore della "pared norte", scivolo di 700 metri di dislivello che man mano ci si alza aumenta di inclinazione. Ad un centinaio di metri dalla cima la pendenza diminuisce, il sole è di fronte a noi e incomincia a riscaldarci; siamo sul bordo del profondo cratere e una piccola crestina nevosa ci conduce alla vetta, segnata dalla ferraglia di una croce distrutta dai fulmini. Gioia ed emozione traspaiono sui volti affaticati dall'altitudine. La giornata è limpida e si ha la sensazione di "aver conquistato" il Messico che, sotto di noi, risplende con i suoi altipiani, le sue foreste, i suoi vulcani, i suoi mari, la sua storia e la sua tranquillità. Viene voglia di rimanere lì, ma la discesa è ancora lunga. Percorriamo la via del "Glaciar de Jamapa" che viene considerata la via normale: si scende sul bordo del cratere per duecento metri circa poi sul ripido ghiacciaio fino alla sua fine. Con poca neve possono esserci alcuni crepacci per cui è meglio rimanere legati. Con ghiaccio vivo il pendio può diventare insidioso data la sua pendenza. Per l'intera ascensione da rifugio a rifugio ci vogliono dalle dieci alle dodici ore. Alla fine si arriva stanchi ma appagati! Gran bella cima! Le altre montagne del Messico Vi sono parecchie altre montagne che vale la pena di visitare in Messico. Spesso queste cime vengono salite come allenamento ed acclimatazione per i tre vulcani principali pur essendo interessanti di per sé stesse. Sono tutte montagne al di sopra dei quattromila metri e anch’esse si trovano nella Sierra Vulcanica Transversal chiamata anche Cordillera de Anahuac o Cordillera Neovolcanica. Nessuna di queste montagne presenta nevi perenni, ma stagionalmente e in special modo all’inizio e alla fine dell’inverno si può trovare neve. L’altitudine è la maggiore difficoltà che di solito si può incontrare, quindi sono cime adatte a tutti gli escursionisti. Da ovest ad est troviamo il Nevado de Colima (4450m), posto a meno di cento chilometri dall’ Oceano Pacifico, nello Stato di Jalisco e a pochi chilometri a sud di Guadalajara; il Nevado de Toluca (4704m) o Xinantecatl (l’uomo nudo), la quarta montagna messicana per altezza, a sud della città di Toluca, sede di uno dei più grandi e colorati mercati del paese e che merita di essere visitato; La Malinche (4461m) a venti chilometri a nord est di Puebla; infine il Cofre de Perote (4282m) il cui nome è suggerito dalla forma (Nauhcampatepetl, montagna quadrata), il più vicino al Golfo del Messico. Conclusioni In conclusione si può dire che ci sono tutti gli ingredienti per fare un bel viaggio in Messico alla scoperta delle sue montagne. Oltretutto in questa piccola porzione di Messico sono concentrati storia e cultura di un paese affascinante. Fra Città del Messico e Veracruz vi sono decine di siti archeologici aztechi, olmechi, tolteci e totonachi da visitare: da Teotihuacan, (luogo dove nascono gli dei) gigantesco complesso, uno fra i più imponenti siti del mondo, con le piramidi del Sole e della Luna, a El Tajin, immerso nelle piantagioni di vaniglia e in un paesaggio collinare coperto dalla foresta tropicale, dove si possono osservare l’interessante piramide calendario con le sue 365 nicchie, i campi da gioco della “pelota” preispanica e la spettacolare “danza dei voladores” (uomini volanti); da Quiahuiztlan importante centro cerimoniale della civiltà Totonaca e poi cimitero azteca a Zempoala, ultima capitale dei totonachi. Merita una visita anche Veracruz, antico porto sul Golfo del Messico e vivace città, dove lo stile coloniale degli edifici si fonde con l’architettura moderna. E’ qui vicino, nei pressi di La Antigua, che il 22 aprile del 1519 Hernan Cortes sbarcò con i suoi soldati. Nel XVI e XVII secolo Veracruz divenne famosa come meta di pirati inglesi, francesi e olandesi. Al nord di Veracruz, si possono dedicare alcune giornate di mare, sulla Costa Esmeralda, lungo le sue interminabili spiagge sabbiose e immersi nel verde del suo interno. Penso che quando si viaggia per turismo, lo si fa sì per staccarsi per un breve periodo dalla realtà quotidiana e quindi per rilassarsi, ma anche perché è meraviglioso scoprire nuovi paesaggi, nuove culture, la natura, la storia e le tradizioni dei paesi visitati. Sicuramente la cucina tipica riveste uno degli aspetti più interessanti e più ricercati dal turista e dal viaggiatore per cui è’ d’obbligo anche una menzione alla cucina messicana che si presenta varia e creativa. I piatti più tipici e saporiti sono le tortillas, frittelle di frumento o granoturco preparate in molti modi diversi: tostadas, fritte e ricoperte di fagioli, pollo, crema di avocado e cipolle (guacamole) e panna acida; enchiladas, ripiene, arrotolate, fritte e ricoperte di salsa; enfrijoladas, fritte, piegate e ricoperte di salsa di fagioli; quesadillas, fritte o alla griglia ripiene di formaggio. I tacos ovvero tortillas ripiene di chili e cipolla in salsa di pomodoro, le tortas compuestas, gustosi sandwich dai fantasiosi ripieni, le sopes, piccole ciotole di pasta di granoturco fritta, ripiene di fagioli e salsa e ricoperte di formaggio e le empanadinas, tortine di pasta sfoglia ripiene di carne o tonno. Manzo pollo e tacchino sono ugualmente diffusi: il chili carne di vitello o maiale con cipolla, aglio, fagioli, pomodori e peperoni è un altro dei piatti più tipici del paese, accanto al mole poblano, piatto nazionale costituito da carne di tacchino ricoperta da una salsa di chili (peperoncino piccante) spezie, nocciole uvetta , cannella e cioccolato fondente. Tipici i chicharrones appetitose frittelle di cotenna di maiale Anche il pesce e i frutti di mare si trovano in abbondanza, così come i fagioli che sono alla base della dieta messicana; peperoni, pomodori e cipolle sono le verdure più diffuse ed il peperoncino piccante è sempre presente, fresco, essiccato, affumicato o sotto forma di salse gustosissime. Non mancano dolci e frutta di ogni genere e le bevande: da ricordare la birra (cerveza) la tequila e qualche buon vino della Bassa California. Visto che in questo viaggio abbiamo salito delle belle montagne, ci siamo divertiti e ci siamo trovati bene con la gente locale, penso che in futuro se ne possano organizzare altri. Fra l’altro abbiamo conosciuto Ruggero, simpaticissima e preparatissima guida turistica italiana, che da anni vive in Messico, dirigendo una agenzia di viaggi avventura. Ruggero ci ha accompagnati in tutto il viaggio mettendoci a disposizione la sua capacità organizzativa, le sue preziose spiegazioni e le sue doti di interprete. |
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